Rifondazione sull'orlo di una crisi di nervi

Red

Aprile online 15 dicembre 2007

Domani (Domenica) si riunisce il Comitato politico nazionale. Sul piatto: la verifica di governo, la Sinistra/l'Arcobaleno e le critiche a Bertinotti. Scontato il rinvio del congresso nazionale precedentemente convocato per il mese di marzo

Confronto politico a tutto campo domenica alla riunione del Comitato politico nazionale (Cpn) di Rifondazione comunista: governo, sinistra arcobaleno, rinvio del congresso del partito sono i temi al centro dei lavori del "parlamentino" del Prc, ma si annunciano anche critiche all'ex segretario e oggi presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

"Da parte di Fausto Bertinotti - scrive Luigi Vinci, dirigente di Rifondazione - sarebbe doverosa un'onesta autocritica. Primo, in quanto di uno sbocco così negativo dell'esperienza di governo egli è uno dei principali responsabili; secondo, ha voluto recuperare direttamente a sè, in questi ultimi mesi, un ruolo di primario reggitore del partito, essendo chi sta decidendo per conto di Rifondazione, scavalcando o sostituendosi a discussioni, organismi e responsabili di partito, su buona parte delle questioni oggi obiettivamente cruciali dal punto di vista della sua stessa sopravvivenza. La linea infatti ha continuato a darla Fausto, mettendoci sopra i carichi da undici di tutto il suo carisma, della sua posizione istituzionale e della sua facilità di accesso ai mass-media".

Sul sito di Essere comunisti, Vinci conclude: "Bertinotti non è più il capo onnipotente di Rifondazione, non ne è neppure un segretario non onnipotente ma razionale-democratico, non partecipa (giustamente) ai suoi organismi politici, basta dunque con il 'partito di Bertinotti'. Questa rappresentazione mediatica della realtà di Rifondazione è un insulto insopportabile ai suoi aderenti, alla loro partecipazione, ai suoi organismi, alla sua democrazia: equivale a dire che strutturalmente, ovvero sul piano sostanziale degli assetti interni e su quello della concezione stessa della politica, Rifondazione non è per niente diversa da Forza Italia o dal Pd, partiti a-democratici e a regime personale su base plebiscitaria. In più occorrerebbe maggiore attenzione al fatto che Rifondazione non può recuperare risorse e capacità senza discussioni che non siano sistematicamente stressate dalla congiunzione di sovrapposizioni mediatiche e di sostituzioni rispetto alle proprie procedure e alle proprie istanze legittime in sede di gestione e di assunzione di decisioni. In più, ancora, occorrerebbe maggiore attenzione al fatto che il processo del soggetto unitario della sinistra ha analoghe esigenze".

Sul fronte del governo cresce in Rifondazione la delusione e la critica: lo stesso capogruppo al Senato, Giovanni Russo Spena, ha parlato di "sconfitta" sul welfare e poi ci sono i 10 deputati, molti della maggioranza interna del partito, che su questo tema hanno votato la fiducia soltanto per disciplina. Tra questi Ramon Mantovani, che chiede da tempo un referendum tra i militanti sulla partecipazione al governo, richiesta accolta dal segretario Giordano e prevista dopo la verifica di gennaio. Se le minoranze dell'Ernesto del senatore Fosco Giannini e di Falce e martello, gli ultimi trotzkisti presenti nel Prc dopo gli abbandoni di Ferrando e di Cannavò e Turigliatto, chiedono di uscire subito, tra i critici dell'operato dell'esecutivo c'è anche Essere comunisti, di Grassi e Burgio.

In tema "Cosa rossa", dopo la due giorni romana dell'8 e 9 dicembre, le posizioni sono almeno quattro: per il no, nel nome della falce e martello, l'Ernesto e i trotzkisti; per la federazione, mantenendo in vita Rifondazione, il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il coordinatore della segreteria nazionale, Walter De Cesaris, Mantovani e Essere comunisti; la federazione come primo passo, il segretario, Franco Giordano; per l'andare subito al partito unitario, il sottosegretario allo Sviluppo economico Alfonso Gianni, già stretto collaboratore di Bertinotti.

Compatto il partito sulla scelta del modello tedesco per la riforma della legge elettorale: "La ricostruzione della sinistra - dice netto il ministro Ferrero - passa dal sistema proporzionale. Bisogna mettersi in condizione di poter scegliere, altrimenti quando vai a governare con la sinistra moderata non fai altro che costruire le condizioni perchè tornino le destre".

Scontato, infine, il rinvio del congresso nazionale, precedentemente convocato per il mese di marzo. Il segretario Giordano ha condotto un sondaggio tra i dirigenti locali del partito, che a grande maggioranza hanno convenuto sulla necessità di fissare una nuova data per poter meglio affrontare tutti i nodi dei prossimi mesi: verifica, legge elettorale, referendum sul governo, "puntando a farlo se possibile - dice ancora Ferrero - come consultazione di tutte le forze di sinistra". Contro il rinvio del congresso l'Ernesto e gli 'autoconvocati' dell'assemblea di Firenze del 25 novembre, che denunciano "una grave violazione della democrazia interna e della sovranità degli iscritti" e chiedono "un congresso per rilanciare i movimenti e l'autonomia del Prc".

 

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