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Ferrero «Proporzionale per ricostruire la sinistra» Il ministro: «Recuperare la dimensione di classe». Vicenza? Non mi basta Napolitano. Il governo ha fallito. Pronto a dimissioni se la verifica va male |
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Trattare con Silvio? Sì, è imbarazzante |
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Andrea Fabozzi |
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il manifesto 15 dicembre 2007 E' ancora dei morti della Thyssen, dei funerali «di classe» ai quali ha partecipato a Torino che il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, Rifondazione, vorrebbe parlare. Ha ricavato la convinzione che la sinistra politica ormai «galleggia sulle dinamiche sociali». «Operai senza politica», dice il ministro, preoccupato che la «Cosa rossa» finisca con l'essere «solo un processo di unificazione della rappresentanza» mentre il problema è «se riesce a ricostruirsi dentro la condizione proletaria». Ma riuscirci dal governo, o almeno da questo governo, sembra una sfida impossibile. E' difficile perché dagli operai ci viene una domanda di efficacia, non solo una domanda di stare dalla loro parte. Vogliono vedere cosa si porta a casa su sul salario. E' un'esigenza anche nostra per tornare ad essere interni a quella composizione di classe. Oggi siamo troppo attenti, e lo dice un ministro, al meccanismo della rappresentanza, ma la politica avviene almeno ad un altro livello: la costruzione di una soggettività autonoma di classe. Qui siamo drammaticamente in ritardo. L'efficacia, non è lo stesso problema che avete con i movimenti? Voi ministri della sinistra avete scritto una lettera chiedendo la moratoria rispetto alla base di Ederle, vi ha risposto picche Napolitano da Washington. E oggi a Vicenza rischiate i fischi. Non è la stessa cosa perché con i movimenti c'è una dinamica politica, e banalmente se noi fossimo all'opposizione questo problema non ci sarebbe. Invece il rapporto con il proletariato è più complicato, anche se fossimo all'opposizione avremmo il problema esattamente identico. Proprio perché siamo una sinistra, siamo un partito che rischia di rimanere esterno alle dinamiche della classe in quanto tale. Il raddoppio della base di Vicenza continuo a giudicarlo un errore grave del governo e la risposta di Napolitano non è quella che mi interessa, abbiamo scritto a Prodi e deve risponderci lui. Basterà la verifica di governo che chiedete a gennaio per rimettere la sinistra sulla strada della sua base sociale? Quella verifica avrà al centro le questioni sociali, il reddito, il fisco, la sicurezza sul posto di lavoro, gli orari. E l'immigrazione che rappresenta un altro pezzo di proletariato, molto diverso e con ulteriori elementi di separatezza. E se la verifica va male è pronto a dimettersi? E' evidente che non si può stare in un governo che fa le cose sotto dettatura di Dini. Non è per quello che abbiamo preso i voti e devo dire nemmeno l'Unione. A proposito, che fine ha fatto la consultazione dei militanti alla quale avevate deciso di affidare la permanenza di Rifondazione al governo? Rimane e i dirigenti del partito ci stanno lavorando, puntiamo a farla se possibile come consultazione di tutte le forze di sinistra. Ma con il resto della sinistra arcobaleno proprio Rifondazione sta rompendo avendo scelto di seguire Veltroni e Berlusconi sulla strada della riforma elettorale. Non è così, sono molto d'accordo con il segretario del mio partito Giordano che ha spiegato l'importanza di far partire la discussione, altrimenti si finisce al referendum. E' una valutazione che può essere discutibile ma al momento noi diciamo solo: 'bene che si sia cominciato a discutere'. Vogliamo andare a un modello di tipo tedesco, per cui la bozza Bianco così com'è non è votabile. Servono due modifiche pregiudiziali: il doppio voto e il recupero nazionale dei resti. Dunque penso che gli elementi di contrasto a sinistra, che effettivamente oggi sono molto forti, si possano ridurre. Perché la nostra è una posizione politica, non dettata da egoismo di partito. Scegliamo il proporzionale dentro un processo unitario, non ci stiamo preoccupando solo di piazzare l'asticella dove va bene a Rifondazione. L'obiezione è che con lo sbarramento sareste in condizioni di imporre l'unità, non di offrirla. Chi ha spinto per il processo unitario siamo noi, non abbiamo mai fatto i furbi. Rendiamoci conto che il sistema bipolare non ci mette in condizione di rispondere ai drammi sociali con la forza e la rapidità che servirebbero. L'abbiamo verificato e io toccato con mano in questo anno e mezzo. La ricostruzione della sinistra in termini strategici oggi deve passare per un grado di autonomia elettorale che il proporzionale assicura, altrimenti quando vai a governare assieme alla sinistra moderata non fai altro che costruire le condizioni perché ritornino le destre non riuscendo a fare quello che devi. Stai parlando dunque di ritorno all'opposizione, è a questo che serve il sistema proporzionale più che alla autonomia elettorale? Non necessariamente. Anzi sarebbe auspicabile riuscire a trovare un'intesa con il Pd. Ma bisogna mettersi in condizione di poter scegliere. No all'accordo obbligato in nome del pericolo di destra, no al governo coatto. Oggi la situazione richiederebbe scelte profonde e radicali che questa coalizione non è in grado di fare, anche al di là di Dini. La ricostruzione della sinistra, che per me è l'aspetto politico del problema della ricostruzione del movimento operaio, passa dal sistema proporzionale. E' il «fallimento del centrosinistra» di cui ha parlato Bertinotti? Rispetto alle aspettative che aveva suscitato è evidente che questo governo ha fallito. Ma non imbarazza avere Berlusconi come interlocutore privilegiato? Trattare con Berlusconi mi imbarazzerebbe moltissimo. Ma la legge elettorale è una questione di stretta competenza del parlamento, e in parlamento c'è anche Berlusconi con il suo conflitto di interessi e la sua capacità corruttiva di cui stiamo avendo prova. Il conflitto di interessi c'è e resterà visto che il centrosinistra ha dimenticato la legge. E' uno dei problemi di questa maggioranza.
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