Serve una intesa ampia. Con tutti dalla Cdl al centrosinistra

Legge elettorale e Sinistra: dividerci mette a rischio il nostro progetto

Carlo Leoni Deputato di Sinistra Democratica

Liberazione 16 dicembre 2007

Ho deciso di scrivere questa nota perché non scorgo il necessario allarme rispetto alla possibilità, purtroppo assai concreta, che il processo unitario a sinistra naufraghi miseramente nel dibattito sulla nuova legge elettorale. E’ un rischio che non ci possiamo permettere soprattutto perché, dopo lo straordinario successo dell’Assemblea dell’8 e del 9 dicembre, quel percorso unitario non è più nella esclusiva disponibilità dei dirigenti dei quattro partiti promotori ma appartiene alle migliaia di persone che sono venute a Roma per sentirsi partecipi di un progetto aperto, partecipato, plurale.

Siamo stati due giorni a discutere dei contenuti e delle battaglie di una nuova sinistra sui temi del lavoro, della laicità, dell’ambiente, del disarmo. Abbiamo detto di voler innovare la pratica politica facendo tesoro della cultura femminista, di quella pacifista, dei movimenti new global. Si è dichiarato da parte di tutte e di tutti che il nuovo soggetto che stiamo costruendo non può limitarsi ad una federazione degli attuali partiti… E tutto questo dovrebbe naufragare perché non c’è accordo sulla legge elettorale, e cioè sulla diatriba maggiormente “partitica” che si possa immaginare? Non scherziamo! Questo è il tornante su quale il “popolo della sinistra” potrà giudicare se ha di fronte oppure no gruppi dirigenti degni di questo nome e cioè uomini e donne che in nome di un progetto alto e storico sono disposti a mettere in campo il massimo di generosità, di disinteresse, di sguardo sul futuro. Dare l’impressione che invece ciascuno torna a pensare innanzitutto ad un proprio tornaconto di parte, darebbe un’immagine devastante della sinistra e cancellerebbe d’un colpo quel tanto di buono che fin qui è stato fatto.

So bene che come militante di Sinistra Democratica ho un vantaggio rispetto agli altri: noi non abbiamo rendite da tutelare perché fin dal nostro atto di nascita abbiamo deciso di non presentarci mai da soli alle elezioni, di non essere affatto interessati ad una gara sui decimi di percentuale, ma soltanto a mettere in campo una sinistra più grande e più unita. Non esiste quindi un modello elettorale cucito su misura per le esigenze di SD semplicemente perché queste esigenze particolari non esistono. Se alla Fiera di Roma abbiamo tutti detto la verità, non possiamo allora non ragionare a partire dalla realtà per come essa si presenta e dal punto di vista del progetto che abbiamo condiviso.

Parto da una questione di metodo politico. Non ho neanche il minimo dubbio sul fatto che una nuova legge elettorale debba nascere da “larghe intese”. Proprio per questo non può non essere radicalmente criticata la scelta del PD di assumere come interlocutore privilegiato il partito di Berlusconi dando l’impressione – purtroppo non infondata – di una intesa niente affatto “larga”, ma solo tra i due maggiori partiti volta ad ottenere in seggi ciò che non otterrebbero in voti, schiacciando tutti gli altri. Non posso esimermi dal constatare inoltre che dopo la fallita “spallata” sulla finanziaria la leadership di Berlusconi sul centrodestra era praticamente saltata e che all’uomo di Arcore è stata lanciata dal fronte opposto una inaspettata ciambella di salvataggio. Cui prodest?

Sono senz’altro d’accordo nel superare una volta per tutte la stagione della demonizzazione dell’avversario, da considerare semplicemente tale e non più un nemico da abbattere e da cancellare. Ma questo non può significare autocensura, non può voler dire che se si condannano i tentativi di compravendita di senatori, se la magistratura indaga e i giornali ne scrivono, o se si chiede, come ha fatto il gruppo alla Camera di SD, di riportare in aula la nuova legge sul conflitto d’interessi, tutto questo rappresenta un ostacolo al “dialogo sulle riforme” e una viscerale caccia all’uomo! No, non ci sto. Va ricercata una intesa con tutta la CdL e non solo con Forza Italia e ovviamente – ci mancherebbe altro – va ricercata una intesa nel centrosinistra. Altrimenti non si può parlare di “larghe intese”.

Bene ha fatto quindi Prodi a convocare per gennaio un vertice di maggioranza ed è stata una decisone saggia quella di dilazionare i tempi di esame in Commissione Affari Costituzionali al Senato. Veniamo al merito. Non voglio fare una riflessione di “modellistica”, voglio partire dal nostro progetto, quello di costruire “La sinistra. L’arcobaleno”. Chi ha in testa questa ambizione unitaria ed espansiva non può non essere il primo avversario della frammentazione. Quindi: un chiaro sì ad una significativa soglia di sbarramento del cinque per cento. Secondo: dovremmo tutti essere interessati a che il nuovo soggetto possa essere rappresentato come tale, possa esporre i suoi simboli e le sue idee autonome. Dovremmo quindi vedere come la peggiore sventura non solo l’esito del referendum ma anche andare a votare con la legge attuale che di fatto obbliga a coalizzarsi. Ma essere rappresentati come tali vuol dire anche non concedere alcuna indulgenza a chi, cercando una legge che premi i più grandi, ci vorrebbe sottorappresentati. Di poco? Di molto? Non è questo il problema: è una questione di principio. Ognuno deve essere rappresentato per i voti che prende, né più, né meno. Per questo la “bozza Bianco” non può essere da noi accettata.

Altra questione. Veltroni dice di non esser più disponibile ad alleanze “coatte” ma solo ad intese di Governo fondate su un accordo programmatico inequivoco. Non possiamo che essere d’accordo proprio noi che stiamo denunciando l’abbandono del programma dell’Unione da parte del PD e del Governo Prodi. Ma questo non può significare per noi né la smania strategica di autocollocarci all’opposizione (nessuna grande sinistra può nascere senza l’obiettivo di vincere e di governare, per il bene di quelli che rappresenta), né andreottiana indifferenza per le alleanze e nostalgia per l’era delle “mani libere”. Si deve da parte nostra, a mio avviso, scegliere il centrosinistra come l’unico orizzonte possibile di una alleanza per il governo. Possibile, non obbligata e da verificare sui contenuti programmatici. Ma senza una proposta politica generale non si può né vivere né crescere, ma solo testimoniare e contemplare il proprio ombelico.

Sono quindi d’accordo con chi a sinistra chiede che nella nuova legge elettorale ci sia in qualche forma la possibilità (certo non l’obbligo) di una dichiarazione preventiva sulle alleanze per il governo in caso di vittoria. Perché dovremmo spianare la strada e farla passare liscia a quanti nel PD lavorano per convergenze centriste? Noi che vogliamo dare vita ad una nuova soggettività politica dovremmo poter vivere la fase attuale senza alcun disagio perché questa è la stagione nella quale in Italia si sta riscrivendo la mappa complessiva della rappresentanza. E’ pane per i nostri denti. Ma possiamo viverla così soltanto se nessuno si mette a giocare contro l’altro o solo per se stesso. Anche sulla legge elettorale si deve quindi esplorare la strada di una intesa a sinistra. Il movimento politico al quale appartengo lavorerà per questo obiettivo.

 

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