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Continua il dibattito sulla proposta Bianco. Il vicepremier tenta di rassicurare sul testo. Verdi, Pdci, Sd e socialisti frenano. La prossima settimana incontro Udeur-Franceschini. Ma dal Pd avvertono: «Se si boicotta la riforma, corriamo da soli» |
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Legge elettorale, D’Alema in campo: «Bozza migliorabile» |
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Castalda Musacchio |
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Liberazione 16 dicembre 2007 Prima di bocciare la bozza Bianco è meglio aspettare il testo definitivo che arriverà tra pochi giorni. Da Massimo D’Alema arriva un richiamo più che altro al buon senso sulla riforma più contrastata di questi ultimi mesi. E’ così che il vicepremier trova occasione in un’intervista rilasciata a Vanity Fair per puntualizzare quali sono i cardini della bozza Bianco: «Si tratta di un proporzionale senza premio di maggioranza, soglia di sbarramento e recupero del rapporto tra elettori ed eletti». «Riforme e governo - spiega - non devono danneggiarsi a vicenda. Il Paese ha bisogno in pari misura sia di riforme istituzionali che della continuità dell’azione di Governo. Noi abbiamo il dovere di farle perché ormai sono diventate la priorità. Tornare al voto senza averle fatte significa condannare il Paese a grosse difficoltà ancora per molti anni. Ma il loro percorso non riguarda in alcun modo la vita del governo, che deve proseguire il buon lavoro che sta facendo. Alla Camera, la Commissione Affari costituzionali ha già adottato un progetto di riforma che si sta discutendo in Aula. Contestualmente, in Senato, la stessa Commissione sta affrontando, e mi auguro che possa approvare al più presto, un testo base che naturalmente potrà essere migliorato nel corso del confronto. Un testo, quello proposto da Bianco, che recepisce i punti fondamentali su cui già tutte le forze politiche si sono pronunciate: proporzionale senza premio di maggioranza, soglia di sbarramento e recupero del rapporto tra elettori ed eletti». E continua ammonendo: «Consiglierei di valutare compiutamente quel testo nella sua formulazione definitiva che conosceremo nei prossimi giorni. Forse allora molte critiche si riveleranno infondate». Sta di fatto che dai partiti piccoli, ad eccezione di Rifondazione, ma compresi Verdi, Pdci, Sd e socialisti (nonché la destra di Storace) senza contare l’Udeur di Mastella continua il coro di critiche a Veltroni e al testo Bianco. Prodi è del resto sceso in campo per rassicurare che il testo base della riforma sarà portato al vaglio del Parlamento solo dopo il vertice dell’Unione che si terrà il prossimo 10 gennaio. La richiesta del resto era stata fatta formalmente al Presidente del Senato da Verdi, Pdci, Sd e Socialisti affinché proprio quel testo venga rivisto e modificato. Senza contare che, nonostante il pranzo chiarificatore tra Mastella e Veltroni, pesano tutte le diffidenze. La prossima settimana è previsto a tal proposito un incontro tra Franceschini e i vertici dell’Udeur. E in casa Pd non manca chi, come Bettini, fa notare che proprio il Partito democratico «se ci fosse un boicottaggio pregiudiziale di ogni tentativo di riforma, anche in presenza della decisione referendaria non decida di correre da solo». «Occorre passare - spiega il coordinatore - da un maggioritario che costringe a creare coalizioni coatte, che hanno l’obiettivo di prendere un voto in più, a un nuovo bipolarismo basato invece sull’omogeneità dei programmi, sulla coerenza e sul profilo della proposta politica per il Paese. Questo è il senso della nostra iniziativa sul sistema elettorale, sulla riforma istituzionale e sulla riforma dei regolamenti parlamentari». «Abbiamo posto con grande decisione questo tema sul tavolo - prosegue Bettini - perché vogliamo evitare un referendum che sarebbe il massimo della contraddizione con il progetto del Pd. Costringerebbe ad ammucchiate dove i programmi avrebbero una funzione esclusivamente decorativa, mentre noi abbiamo bisogno di alleanze chiare e fondate proprio su proposte e programmi omogenei, comprensibili, e in grado, una volta che si vince, di far governare il paese». Ma c’è chi frena ogni entusiasmo. Veltroni si dice rassicurato da Mastella. Non lo può essere altrettanto da Berlusconi che puntualizza come il popolo delle libertà sia pronto a varare la nuova legge elettorale «per poi - puntualizza - tornare a votare in primavera». Anche perché «vinceremmo anche con questo sistema elettorale». Al momento, ogni discussione sembra comunque rinviata, nella maggioranza come nell’opposizione, tutto è rinviato ai vertici che si terranno a gennaio per far chiarezza sulla linea da seguire. E anche per trovare un accordo che sembra ancora lontano dall’essere raggiunto.
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