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Mozione unitaria a Montecitorio in sintonia con le richieste dei movimenti. Appello di Zanotelli contro le spese militari |
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Alla vigilia del corteo di Vicenza la Sinistra chiede la moratoria |
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Checchino Antonini |
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Liberazione 14 dicembre 2007 «Dove sono finiti gli impegni di pace della maggioranza e in particolare di quella parte che partecipa alle iniziative del movimento contro la guerra?». La voce di Alex Zanotelli risuona nella sala stampa di Montecitorio alla vigilia della tre giorni vicentina contro la nuova base americana. Il comboniano - che, insieme a Gino Strada, don Luigi Ciotti, Giorgio Cremaschi, Daniele Luttazzi e centinaia di pacifisti, ha lanciato un appello per il No alle spese militari - è venuto a ricordare che nella Finanziaria 2007 le spese militari sono aumentate del 13% e in quella del 2008 si vorrebbero incrementare di un ulteriore 11% per un totale di 23 milioni e mezzo di euro: «Satelliti, Eurofighter, fregate Fremm, copertura economica delle missioni nei teatri di guerra sono stati approvati anche dai senatori della Cosa Rossa. Succederà anche nel voto alla Camera o si vuole porre rimedio? E poi la base Usa di Vicenza: si può andare in piazza a protestare e non essere coerenti in Parlamento? La corsa al riarmo porterà dritti verso la guerra all’Iran e alla guerra atomica», avverte il missionario, deluso dal governo ma anche da chi, a suo dire, rinuncia anche a «porre delle domande. Anche se hanno messo la fiducia, diventa un problema di coscienza». Il suo appello è anche rivolto alla Cei, la conferenza episcopale, perché non resti in silenzio. Da parte sua Zanotelli sta ricercando forme efficaci di obiezione fiscale. Presto il suo appello risuonerà anche nell’Aula perché lo adotterà integralmente il deputato Salvatore Cannavò di Sinistra critica, che ha ospitato la conferenza di Zanotelli e ha presentato emendamenti alla Finanziaria che andavano nel senso indicato dai movimenti pacifisti ma che non avranno alcuna chance di essere discussi. Ma intanto un primo segnale, in sintonia con le richieste dei movimenti vicentini, arriva dai gruppi della Sinistra arcobaleno che hanno depositato ieri sera il testo di una mozione (firmata dai capigruppo Gennaro Migliore del Prc, Titti Di Salvo di Sd, il verde Angelo Bonelli e Pino Sgobio del Pdci) per la moratoria dei lavori almeno fino alla seconda conferenza sulle servitù militari stabilita dal programma di governo dell’Unione. Primi firmatari dell’iniziativa sono Laura Fincato, Lalla Trupia, Paolo Cacciari, Laura Zanella, Elettra Deiana, Gino Sperandio, tutti parlamentari veneti. Il deputato Francesco Caruso si augura che diventi terreno di battaglia vera «dove personalmente credo vada anche messa sul tavolo l’appoggio stesso della sinistra a questo governo». Accanto a Zanotelli, Olol Jackson, uno dei vicentini che domenica hanno prima assediato, poi invaso, pacificamente, l’hangar che ospitava gli Stati generali. Scottano ancora le parole di Napolitano che, dagli States, il giorno prima, aveva gelato la proposta di ripensamento spedita a Prodi dai quattro ministri della sinistra: «Non c’è nessun ripensamento». Affermazioni che suonano «incomprensibili» a Michele De Palma della segreteria nazionale di Rifondazione: «Avremmo apprezzato altre parole dal Presidente, parole capaci di restituire ai cittadini e alle cittadine il diritto di scegliere, attraverso un referendum».«Questione risolta?», per utilizzare le parole del ministro degli esteri, D’Alema. «Nemmeno per sogno! C’è una comunità che mantiene aperta una contraddizione di fronte a chi, in campagna elettorale (Prodi al tempo delle cariche ai No Tav) aveva detto che una decisione non si poteva imporre a una comunità», fanno sapere da Vicenza, rammaricati dal fatto che il capo dello Stato avrebbe potuto parlarne coi cittadini interessati anziché con Bush. «Non esistono padreterni - spiega Jackson - contesteremo tutti, anche Napolitano se, ad aprile, verrà a Vicenza». E che farà ora il governo?, si domanda il popolo del Presidio permanente. «Starà coi manganelli della polizia o con la comunità?», dice ancora Jackson invitando tutti a Vicenza per sabato prossimo, al corteo internazionale No Dal Molin. Tutti eccetto «quelli che hanno l’intenzione di imporre la base». Ce l’ha con ministri e sottosegretari mentre «il popolo della sinistra sarà accolto a braccia aperte». Rifondazione comunista ci sarà - la delegazione sarà guidata dalla segreteria, dai capigruppo e dai parlamentari veneti. La tre giorni vicentina inizierà con un convegno, stasera alle 20.30, al tendone del Presidio, sulla presenza Usa e Nato in Europa. Proseguirà domani con il corteo che, per buona parte attraverserà il centro per arrivare più o meno dove sarà partito (appuntamento alle 14 alla Stazione), e si concluderà domenica con i tavoli internazionali di discussione su grandi opere, basi militari e movimenti per la pace. Tre giorni in cui sarà possibile firmare la legge di iniziativa popolare su trattati, basi e servitù che prevede la desecretazione degli accordi internazionali, l’obbligo di una loro ratifica parlamentare, il divieto di accordi che prevedano guerre d’aggressione, la riconversione delle strutture militari, la sospensione di nuove installazioni o ampliamenti dell’esistente.
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