|
|
|
Il rompicapo della legge elettorale |
|
Andrea Scarchilli |
|
Aprile online 14 dicembre 2007 Rifondazione comunista è disponibile a lavorare sulla bozza Bianco, ma Pdci e Verdi non la considerano nemmeno emendabile. La sinistra che ha appena incominciato il percorso unitario si trova davanti una brutta gatta da pelare. Per ora si punta al rinvio del voto in Commissione Il primo passo c'è stato neanche una settimana fa, ma il processo unitario della "Sinistra arcobaleno" ha imboccato la prima salita. Il nodo da sciogliere è quello sulla legge elettorale, dove si registra la contrapposizione, a prima vista insanabile, tra il fronte costituito da Pdci e Verdi e Rifondazione comunista. Nel mezzo, a mediare e a cercare con insistenza una posizione unitaria, Sinistra democratica. Le linee delle diverse forze di sinistra sono note da mesi, da quando il dibattito sulla riforma del sistema di voto ha portato le varie formazioni a schierarsi. Ma l'avvicinarsi delle scadenze cruciali - il sedici gennaio prossimo la Corte Costituzionale deciderà sull’ammissibilità dei quesiti referendari, intorno a quella data si dovrebbe fissare il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti alla "bozza Bianco" - sta rinfocolando il clima. La pietra dello scontro è proprio il progetto presentato la settimana scorsa dal presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Enzo Bianco. Ma se l'ex presidente del Copaco è il demiurgo ufficiale della bozza, si sa che lo schema al centro del dibattito è scaturito dai colloqui del segretario del Partito democratico Walter Veltroni con i leader di maggioranza e opposizione. Si era partiti dal "Vassallum", un modello metà spagnolo e metà tedesco che avrebbe conseguenze "bipartizzanti", favorirebbe cioè le liste più forti. Lo ha spiegato il costituzionalista Sebastiano Vassallo, nella trasmissione "Otto e mezzo" di mercoledì scorso: l'effetto implicito è di dare alle liste che ottengono circa il trenta per cento delle preferenze un bonus, in termini di seggi, di cinque o sei punti percentuali; quelle oltre il dieci sarebbero rappresentate fedelmente; al di sotto, penalizzate. Dal "Vassallum" ci si è mossi verso la bozza Bianco. Caratteristiche. Viene confermato il sistema misto, che prevede l'assegnazione del cinquanta per cento dei seggi con collegi uninominali e dell'altro cinquanta per cento attraverso circoscrizioni proporzionali, proprio come prevede il modello tedesco "puro". Quanto allo sbarramento (non compariva nel "Vassallum"), la novità riguarda la presenza di una doppia soglia: cinque per cento su base nazionale e sette per cento da conseguire in almeno cinque circoscrizioni. Aumentano le circoscrizioni, da 26 a 32, con l'effetto di favorire i partiti più grandi. Per le modalità di votazione, la bozza propone due ipotesi tra cui la commissione dovrà pronunciarsi. La prima prevede una sola scheda, con un unico voto valido sia per il candidato nel collegio uninominale sia per la lista circoscrizionale, che può essere anche disgiunto, mentre la seconda prevede due schede, una per l'uninominale e l'altra per il proporzionale. Qui sta il punto. Questa struttura "a bivio" è con tutta probabilità pensata per andare incontro ai partiti disponibili, ma indecisi. Su tutti, per quanto riguarda la sinistra, Rifondazione comunista, a favore dell'inserimento del voto disgiunto e per il calcolo dei cosiddetti "resti" - i voti che non arrivano, nelle circoscrizioni, ad eleggere nessuno - a livello nazionale. La posizione è la medesima di Lega Nord - ufficializzata da un'intervista al "Foglio" del capogruppo alla Camera Roberto Maroni - e Udc. Sempre lo stesso asse, insomma, quello del sistema tedesco senza se e senza ma. Ma se Udc e Lega possono considerarsi fuori da qualsiasi coalizione - la Casa delle libertà, si ricordi, è un ectoplasma - altrettanto non può dire il partito di Franco Giordano, che cinque giorni fa ha avviato un processo unitario con altre tre formazioni. Due di queste, Pdci e Verdi, sono letteralmente sul piede di guerra. La capogruppo del gruppo unico al Senato, Manuela Palermi, ha scritto un'aspra lettera al quotidiano "Liberazione" dove ha bocciato, e senza appello, lo schema che Rifondazione considera "una base di discussione". Ha scritto la Palermi: "La governabilità - per dare a questa parola una decenza - la si conquista sul campo. E' come l'egemonia. Nessuno te la dà . Il Pd e Forza Italia non sono in grado di praticarla nei confronti dei loro alleati e allora decidono di schiacciarli. I mezzi che hanno sono due: la bozza Bianco o il referendum. Uno non è peggiore dell'altro, significano entrambi la stessa cosa". Segue didascalia sulla strategia parlamentare - "In commissione stiamo operando, anche con l'ostruzionismo, assieme a Sd e Verdi, perchè non riescano a metterla in votazione prima della riunione di maggioranza del dieci gennaio. Non comprendo perchè Prc non faccia lo stesso" - e avvertimento: "Utilizzare una legge (è il caso della bozza Bianco ma anche del modello tedesco) per costringerci all’unità, è una sciocchezza politica che ci allontana. Il Prc sembra intenzionato a lavorare sulla bozza Bianco. Legittimo. Ma questo provoca ripercussioni sul processo unitario. Bisogna saperlo. Quando si decide di stare insieme, non c'è uno che decide e gli altri che seguono. C'è solo l'inesorabile allontanamento determinato dalle diverse posizioni". Risposta del capogruppo al Senato di Rifondazione, Giovanni Russo Spena: "Continuo a non capire perchè pensarla diversamente sulla legge elettorale dovrebbe revocare in dubbio un processo unitario che ha mire e ambizioni ben più ampie, e che del resto anche secondo me non deve passare per la forzatura del partito unico". Il coordinatore nazionale di Sinistra democratica, Fabio Mussi, ha schierato i suoi dalla parte del Pdci e dei Verdi: "Il tedesco ha un senso, ma se in questo modello si inseriscono elementi spagnoli e inglesi, diventa un ogm cucito su chi si ritiene più forte". Il pericolo denunciato dal ministro dell'Università è di varare una legge che dia "una vittoria a tavolino anche se mancano i voti", con un meccanismo che attribuisce "seggi senza consenso". Ma se il disaccordo è palese, meno è il modo per scioglierlo. La sinistra punta, a parole, a presentarsi al vertice di maggioranza del dieci gennaio prossimo con una posizione unitaria che appare, al momento, un miraggio. Passo dopo passo si cerca di procrastinare il voto sugli emendamenti in Commissione a dopo il dieci gennaio. Mussi lo fa capire: "Nei prossimi giorni - spiega - dobbiamo chiudere finanziaria, welfare, sicurezza e anche la legge elettorale?", si chiede, ritenendo preferibile "aprire la riflessione a gennaio. Consiglio prudenza e meditazione". Adelante con juidicio.
|