Meglio meno ma meglio

Pierluigi Sullo

il manifesto 14 dicembre 2007

Ha proprio ragione, Carlo Petrini (il fondatore di Slow Food) a scrivere sulla Repubblica, a proposito del blocco dei Tir, che non tutto il male viene per nuocere. Per qualche giorno si è visto bene quanto tossicodipendenti siamo dal petrolio, che follia sia far viaggiare merci per l'80 per cento e oltre, in Italia, su camion invece che su treni, quanto assurdo sia un sistema per il quale il 40 per cento dei Tir viaggiano vuoti, producendo inutilmente una buona quantità dei gas serra che spingono il nostro paese, a proposito di Protocollo di Kyoto, nell'aula dei somari.

Ma viceversa? A Carta, per esempio, è arrivata la lettera di due lettori, Elisabetta Campitoti e Massimo Canotti, che sono di quelli che non comprano roba di Nestlé e cercano il commercio equo o i prodotti biologici. Atteggiamenti «di nicchia», come si dice. Ma sentite cosa raccontano dei giorni in cui gli scaffali dei supermercati erano drammaticamente vuoti: «Ci siamo accorti con stupore che la nostra scelta molto alternativa ci sta evitando corse folli e panico da dispensa vuota. Molti prodotti essenziali, come latte, uova, formaggio, burro, patate, li reperiamo facilmente dai produttori locali legati all'iniziativa Il mio latte appena munto, nata per opera dell'Associazione allevatori e della regione Lombardia; un po' di farina l'abbiamo già in casa per fare pane, torte e biscotti; per frutta e verdura ci affidiamo a piccoli negozi selezionati che probabilmente hanno i loro sistemi di approvvigionamento in piccolo e/o in proprio». Già, ma conviene? «Temevamo - scrivono i due - che queste scelte ci avrebbero costretto a una spesa maggiore per i generi, invece risulta addirittura più economico: in senso assoluto perché il latte ecc. dei nostri allevatori sono più buoni e costano meno rispetto ai supermercati; in senso relativo perché se anche al supermercato troviamo frutta e verdura a prezzi scontati (a volte), ma oltre a essere poco gustosi dopo un paio di giorni la metà è da buttare perché in procinto di marcire. Mi dite dov'è il risparmio?». Marciscono, appunto, perché il trasporto a lunga gittata richiede tecniche di refrigerazione che comportano questo esito finale.

Quando uno dice «decrescita» salta sempre su un devoto dell'economia a dire: eh sì, bravi voi, volete farci tornare all'età della pietra. Hai un bel dire che no, una società che non badi tanto alla crescita del Pil è in effetti una società più felice (come dice Maurizio Pallante): la massa di prodotti a basso costo (quasi sempre illusorio) e di frutta fuori stagione (che viene da piantagioni schiavistiche nel sud del mondo) mettono in scena ogni giorno, in ogni supermercato, lo spettacolo denominato «Benessere». Ma è falso, e i giorni dei Tir, sebbene nel disagio, hanno fatto intravedere un'altra possibilità.

p. s.

Ho ostinatamente partecipato a tutt'e due i giorni dell'assemblea della Sinistra, sto seguendo con interesse il dibattito successivo, l'articolo di Rossana Rossanda e la risposta, sul manifesto, di Franco Giordano. C'è un punto su cui richiamerei l'attenzione: sabato a Vicenza non è in gioco solo il destino della città, il ruolo dell'Italia nella guerra di Bush, ecc. Ma anche l'esistenza o meno di un nesso concreto tra nascita del «soggetto unitario e plurale» e società civile in movimento. E' questa la preoccupazione maggiore delle sinistre, o sono le compatibilità politiche, ossia non far cadere il governo perché bisogna fare la legge elettorale, cioè assicurare la sopravvivenza dei partiti (che peraltro non sono d'accordo su come assicurarsela)?

 

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